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La Catechesi in Sicilia
PREFAZIONE

    Affrontare, da un punto di vista storico, una riflessione sistematica sui principali documenti catechistici della regione ecclesiale siciliana relativi all’ultimo quarto del secolo XX e metterli in confronto con i principi del Concilio Vaticano II e le sue ricadute nella riflessione ecclesiale italiana, non è certamente un’impresa semplice sia perché la documentazione sull’argomento è molto ampia, sia perché la realtà pastorale e catechistica nella sua operatività non è ancora ben decantata nei suoi principi teorici e operativi nella mente dei responsabili della catechesi medesima. Perciò l’averla affrontata con un valido successo è certamente un grosso punto di merito, date le difficoltà insite nel processo.
    L’obiettivo dichiarato è quello di rivisitare il cammino catechistico della Chiesa siciliana leggendone ed affrontandone criticamente le problematiche, gli eventi, le tematiche e le proposte operative che costituiscono il rinnovamento post-conciliare della catechesi nella Chiesa, a partire dai documenti catechistici universali, come le loro ricadute nella Chiesa italiana ed in quella regionale.
    L’ipotesi sottesa a questo pregevole lavoro di analisi e di sintesi è certamente oggettiva dal punto di vista metodologico: non si può comprendere il messaggio ecclesiale se non a partire dalla comprensione del contesto culturale e storico dentro cui quel messaggio va calato.
    Da tutto il fermento che appare descritto dall’autore nei risvolti delle iniziative, delle attività e delle trasformazioni, si deve dedurre che, se non è ancora chiaro se l’abbondante materiale (documenti, iniziative, riflessioni, progetti…) abbia più o meno inciso profondamente nella coscienza dei credenti e nella cultura ecclesiale, certamente gli stimoli operativi efficaci ci sono stati per la trasformazione della proposta catechistica in evoluzione dentro le trasformazioni più profonde che hanno condizionato e condizionano la cultura di un popolo.
    In realtà, la storia della rinnovata prassi catechistica appartiene ancora alla cronaca, perché è relativamente ancora presente. Ma lo sforzo di evidenziare criteri di interpretazione e di trasmissione di messaggi salvifici, con riferimento alle fonti ed alla prassi, restano un tentativo riuscito di storia della catechesi in Sicilia nell’ultima parte del secolo appena trascorso.
    La struttura del lavoro si presenta distribuita in due parti, sviluppando complessivamente cinque capitoli molto ben documentati:
- la prima parte (in due capitoli) descrive il contesto sociale, culturale ed ecclesiale in cui hanno avuto luogo gli eventi di Chiesa ed in cui sono stati elaborati i documenti catechistici. Si analizzano gli stereotipi e si descrivono le prevaricazioni col tentativo di interpretarle storicamente e culturalmente, nello sforzo di interpretarle anche moralmente. Non sono inutili, per l’autore, alcuni segni di speranza che vengono presentati come prodomi di una trasformazione che richiede tempi lunghi, perché per cambiare le mentalità ci vogliono concorrenze molteplici e profondi cambiamenti di mentalità pastorale;
- la seconda parte (in tre capitoli) elabora materiale in gran parte inedito delle varie strutture ecclesiali; ne emerge una mole di strumenti di riflessione che ne costituiscono una ricchezza sia dal punto di vista dei contenuti dottrinali (comunione ecclesiale, evangelizzazione e catechesi, catechesi e cultura…) che delle scelte metodologiche e pastorali (stile sinodale, confronti ed attualizzazione nel contesto, metodologie appropriate), almeno per quanto riguarda i documenti letti. Tutto questo costituisce il corpo centrale del lavoro: la diligenza analitica dell’autore ne fa trasparire una lettura quasi puntigliosa, per mettere in evidenza tutta la ricchezza della riflessione catechistica nei suoi molteplici risvolti e come ricaduta nella pastorale locale a partire dai principi generali della catechesi e dei documenti ufficiali della chiesa e delle sue istituzioni sia centrali che periferiche. Questa analisi, importante agli effetti degli obiettivi prefissatisi, ben documentata ed approfondita, è indispensabile per comprendere quello che viene poi evidenziato come sintesi nel capitolo ultimo, e che costituisce quasi una parte a sé stante.
    Il capitolo conclusivo, analiticamente ampio ed interessante, offre una lettura sintetica che descrive gli elementi per una valutazione globale del fenomeno che è certamente complesso e molto articolato, ma di cui si evidenziano alcuni punti fermi, ricavati dal confronto tra i documenti catechistici ufficiali della Chiesa che hanno avuto delle ricadute benefiche nelle strutture ecclesiali locali:
- consapevolezza di innesto della catechesi nell’ampio progetto di evangelizzazione,
- rispondenza alle esigenza del continuo mutamento antropologico e culturale,
- avvio di un processo di riscoperta dei valori della fede in chiave di nuovo annuncio…
    Tutto questo, costituendo il prosieguo del cammino ecclesiale che è presente nei primi anni del nuovo millennio, opera un tentativo di sintesi valutativa, ben riuscita, nel confronto tra i documenti che hanno caratterizzato la Chiesa italiana nel trentennio, e le ricadute sulle chiese locali regionali.
    Si evidenzia così che come ogni riforma richiede tempi lunghi e incontra difficoltà, lentezze, resistenze, fraintendimenti, ritorni indietro e profezie in avanti. Ma ci si deve collocare chiaramente nell’ottica dell’economia della salvezza nelle ambivalenze della storia umana.
    Appare chiara la riflessione sulla scansione dei documenti relativi ai tempi e alla storia locale nella precisazione teologico-pastorale del rapporto chiesa-mondo; sono ben evidenziate certe iniziative benefiche che hanno avviato un’inversione di tendenza dal punto di vista ecclesiale, oltre che sociale e politica nella presa di coscienza di alcuni valori umani che la catechesi non può ignorare; si evidenzia la nascita e la presenza continuata di alcune istituzioni che hanno avuto lo scopo di spingere verso una nuova visione politica e sociale oltre che ecclesiale della vita della gente. Tutto questo trova riscontro nella profezia del Concilio che in qualche modo ne costituisce il grande principio ispiratore.
    Un grande rilievo nella riflessione catechetica è quello dato al suo rapporto con la visione antropologica della vita, per cui vengono evidenziate le realtà culturali che sono sorte sia in ambito regionale come in ambito ecclesiale italiano, tra cui appare molto importante, per le sinergie che innesta nel tessuto sociale, il progetto culturale orientato in senso cristiano.
    Sono d’accordo con l’autore quando afferma che gli anni analizzati sono stati fecondi: estremamente ricchi di realizzazioni, di ricerche e di nuove idee, pieni di slancio e creatività. Tuttavia rimane sempre un periodo di passaggio culturale con le sue ambivalenze, in cui la Chiesa viene obbligata a fare delle scelte se non vuole rimanere anacronistica ed incapace di evangelizzare. Ma anche questo porta dentro la stessa istituzione ecclesiale delle lacerazioni e dei ritardi. La storia cammina ed il mondo cambia.
    Ma, nonostante tutto, è evidente che si tratta di un periodo molto travagliato e abbastanza problematico, ed in cui spesso è venuto a mancare il pieno coinvolgimento delle forze in campo. Per cui bisogna riconoscere che esiste ancora una certa divaricazione tra l’assimilazione dei valori dei documenti e la fatica di una prassi che rimane sostanzialmente quasi invariata.
“Il cammino intrapreso dalla Chiesa è ancora tutto da percorrere e forse anche da rilanciare, nella logica dell’evangelizzazione e nello stile della comunione”. Ma, si sa, ogni cambio culturale richiede capacità di interpretazione della realtà in evoluzione e spirito di adattamento ad essa nella ricerca dei mezzi più efficaci per far parlare “la Parola che salva”.

Giuseppe Morante

INTRODUZIONE

    La presente ricerca, strutturata in due parti, ha una prospettiva catechetica e si propone di individuare e descrivere, rivisitando il cammino percorso, le problematiche, gli eventi, i temi e i contenuti che costituiscono il processo di rinnovamento catechistico della Sicilia.
    Si intende attuare, a livello regionale, una rilettura del Concilio Vaticano II, dal punto di vista dei contenuti catechetici, dentro il contesto dei piani pastorali e degli orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana, nel periodo storico che intercorre tra il postconcilio e il Giubileo di fine millennio.
    In tutta la ricerca si parte dal convincimento e ci si impegna a documentare che, non è possibile entrare nel cuore del rinnovamento catechistico siciliano e capire la logica interna dei documenti che hanno segnato la storia della catechesi in Sicilia senza tenere presente il Concilio Vaticano II e gli eventi sociali e culturali che hanno inciso nel tessuto ecclesiale siciliano.
    L’ipotesi da cui la ricerca si muove è quella di accertare se il rinnovamento pastorale e catechetico, nato sotto l’impulso del Concilio, ha registrato nelle Chiese di Sicilia non solo un pullulare di iniziative, facilmente documentabili, ma soprattutto se abbia inciso, in qualche modo, più profondamente nella coscienza e nel vissuto ecclesiale.
    Ripercorrendo la storia della prassi ecclesiale siciliana, che appartiene ancora alla cronaca, si documenta che, dal postconcilio al Giubileo, si è messo in atto un generoso sforzo di rinnovamento pastorale, ma nonostante il corale impegno permangono nelle Chiese diocesane diverse debolezze, quali lo stile scolastico della prassi catechistica, le prospettive sacramentali non sempre dentro un progetto di iniziazione e di vita cristiana, la improvvisata formazione e non motivata vocazione dei catechisti, l’isolamento della catechesi dentro la pastorale parrocchiale, la quasi totale assenza della catechesi dei giovani e degli adulti, le difficoltà di agganciare le famiglie per la catechesi della Iniziazione Cristiana dei ragazzi, l’assenza di vigilanza delle comunità parrocchiali sulla prassi in atto ed altri elementi di secondario rilievo.
    Ovviamente non si vuole sottovalutare lo sforzo di intelligenza e di ricerca che le singole Chiese e l’intera Regione hanno compiuto, con un susseguirsi di iniziative e di proposte di notevole pregio, che oggi risultano particolarmente significative per l’approfondimento e l’assimilazione del Vaticano II, ma si vuole cercare di individuare le ragioni di una prassi che rimane sostanzialmente quasi invariata e, per quanto possibile, indicare opportune soluzioni.
    In linea con quanto non pochi pastoralisti e catecheti hanno fatto con i documenti e le iniziative della Chiesa italiana ,1 si intendono evidenziare gli elementi comuni a tutta la Chiesa nazionale ed identificare, dove è possibile, i sentieri peculiari delle Chiese siciliane perché, nel cammino di comunione si possano cogliere le specificità della sensibilità sicula.
    Alcune intuizioni pastorali ed alcune iniziative ecclesiali, vissute in Sicilia anche con la partecipazione ed il contributo di pastori e studiosi non siciliani, hanno preceduto nel tempo il cammino nazionale e hanno dato un loro impulso al maturare delle prospettive che sono presenti nei piani decennali della CEI.2
    Ci si propone di dimostrare che la Sicilia, non solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista ecclesiale, ha svolto il compito di “laboratorio” sociale e pastorale; un “laboratorio” regionale che non sempre è riuscito a portare a compimento quanto ha intuito o iniziato a sperimentare.
    Questo tipo di lavoro, nel contesto ecclesiale italiano e per il periodo storico scelto, risulta nuovo e potrebbe inserirsi e completare quanto è già, abbondantemente, elaborato per la totalità della Chiesa italiana.
    Questa lettura interpretativa, inoltre, potrebbe aiutare le singole Chiese presenti in Sicilia a mettere, maggiormente a fuoco, la propria coscienza ecclesiale, a capire meglio il proprio vissuto postconciliare, a far tesoro della ricchezza di contenuti e di tensioni comunionali promossi nel trentennio per entrare, nel futuro, con maggiore consapevolezza, nel coordinamento regionale della pastorale.
    Rimane fuori dalla prospettiva della ricerca, consapevolmente delimitata, tutto il lavoro d’evangelizzazione compiuto dai Movimenti, dalle Associazioni e dai Gruppi ecclesiali.
    Si è ritenuto opportuno non prendere in esame queste realtà per un duplice motivo: i loro cammini d’evangelizzazione sono tracciati dai loro leaders su esigenze che vanno al di là della Chiesa regionale; inoltre, sarebbe stata troppo ampia, per l’economia della ricerca, la prospettiva di lettura da prendere in considerazione.

    Nella prima parte della ricerca, costituita da due capitoli, ci si pone la finalità di descrivere il contesto sociale, culturale ed ecclesiale in cui hanno avuto luogo gli eventi di Chiesa e sono stati prodotti i documenti dei Vescovi siciliani, che saranno presi in esame, in modo analitico, nella seconda parte.
    Non si può conoscere adeguatamente lo sviluppo catechistico delle Chiese siciliane se non si tengono presenti i percorsi sociali che in positivo o in negativo hanno inciso nella cultura e nello sviluppo del popolo.
    Ricostruire un tratto di storia di una Regione significa individuare, attraverso e al di là dei fatti specifici, l’identità, gli elementi pregnanti, i tratti comuni della sua cultura; tentare di fare tutto questo con una Regione come la Sicilia, risulta impresa alquanto problematica e difficile, perché bisogna sfuggire alle facili catalogazioni.3
    Gli stereotipi, quali la Sicilia terra di mafia, di rassegnati, di vinti dal destino di verghiana memoria o luogo di immutabilità, come la descrive, nel Gattopardo, Tomasi di Lampedusa, disorientano dalla realtà e danno un’immagine dell’Isola parziale ed esclusivamente negativa.
    Alcune dimensioni sociali, politiche e culturali, proprio perché sono state affermate da uomini di cultura, figli della Sicilia, hanno condizionato l’immaginario collettivo e reso difficile l’obiettività di giudizio.
    Di sconfitte, di fallimenti e di rassegnazione è piena la storia dell’Isola; ma una cosa è il giudizio storico su ciò che è accaduto, e non è affatto detto che accada di nuovo, una cosa diversa è la tendenza a catalogare con giudizi perentori e definitivi la vita, la cultura, la religiosità di un’intera Regione.
    È difficile, per chi conosce persone e fatti, tracciare un’immagine univoca dell’Isola, trovare una sola chiave di lettura; troppe e diverse le storie - direbbe Leonardo Sciascia - per capire la realtà siciliana è necessario “un supplemento di rigore”;4 le difficoltà sono ancora più accentuate perché non sempre è facile tracciare, per il periodo storico studiato, la linea di demarcazione tra storia e cronaca.
    Chi si accinge a leggere la realtà “Sicilia” vi scorge subito una serie di vistose contraddizioni, ma anche un inarrestabile movimento di crescita umana, sociale, culturale e politica.
    La Sicilia, Regione complessa per storia e tradizione, aperta e misteriosa, legata contemporaneamente all’Europa e alla cultura del Mediterraneo, separata dal resto dell’Italia non solo dallo stretto, ma anche dallo sviluppo economico, si rivela, con il fenomeno dell’immigrazione, ancora una volta, Regione tra le più accoglienti e tolleranti d’Italia.
    Nelle pagine che costituiscono il primo capitolo della prima parte della ricerca, si cercherà di sintetizzare gli eventi della vita regionale che hanno segnato la coscienza collettiva, assurgendo a fatti storici per le emozioni che hanno suscitato, i mutamenti che hanno prodotto, le lacerazioni che hanno provocato.
    Sin dall’inizio della storia repubblicana la Sicilia ha rivendicato ed ottenuto uno Statuto autonomo speciale, con possibilità di autogoverno, che oggi possiamo leggere nella logica del federalismo; una Autonomia che, sotto la spinta del malgoverno, della corruzione degli uomini politici e della mafia, non è riuscita a raggiungere gli effetti sperati per cui era stata pensata e richiesta dai padri fondatori.
    Negli anni ’80 la Sicilia è stata, per l’Italia, un “laboratorio politico” che, sotto la spinta del terrorismo e dentro la crisi dei partiti, ha sperimentato e fatto nascere movimenti politici e liste civiche con finalità amministrative.
“Città per l’Uomo” e “Il Movimento per la Democrazia La Rete”, insieme a tante altre realtà meno note, esprimono la vitalità politica che dalla Sicilia si diffonde nell’intera Nazione e fa scuola.
Il segnale nuovo che proviene dalla Sicilia e che ha permesso il superamento della logica delle appartenenze partitiche e la nascita delle nuove forme di partecipazione e di corresponsabilità civile, insieme al desiderio di rinnovamento e di partecipazione che accomuna tutti gli uomini onesti d’Italia, stanno a fondamento di quella che viene chiamata la “seconda repubblica”, nata dopo lo scioglimento dei partiti storici.
    Evidentemente, come in tutti i “laboratori”, ci si muove nell’incertezza e si possono compiere tanti errori; ma ciò che preme dimostrare è che in Sicilia non si è fermi, si sperimenta, si cerca, si rischia.
    All’aspetto politico-amministrativo, nella ricerca si farà seguire uno sguardo sullo sviluppo economico.
Non è possibile conoscere lo sviluppo sociale ed economico della Sicilia se non a partire da quel fenomeno che va sotto il nome di ”Questione Meridionale”.
    Problematica che affonda la sua origine nell’unità d’Italia, con un Nord progredito e sviluppato ed un Sud che tende ad indebolirsi sempre più.
    La ricerca non ha la finalità di affrontare tutti gli aspetti del problema, ma di evidenziare le contraddizioni del contesto che non hanno favorito la crescita e lo sviluppo dell’intera Regione dentro il cammino nazionale ed europeo.
    Dopo avere evidenziato gli aspetti politici ed economici, si passa ad analizzare alcuni fenomeni particolari che incidono sulla vita dell’intera Regione.
    La Sicilia ha vissuto, soprattutto a partire dagli anni’50, il dramma sociale e familiare della emigrazione; verso la fine degli anni ’70 viene, invece, segnata dal fenomeno inverso: l’immigrazione.
    Il fenomeno, inarrestabile, con caratteristiche del tutto peculiari, permette di evidenziare le profonde radici della cultura siciliana. Esse si esprimono nella capacità di accoglienza e di pacifica convivenza, scuola di civiltà per l’intera Europa.
    Un’attenzione particolare, nella lettura del contesto sociale, sarà riservata alla mafia, dramma che rende nota la Sicilia nel mondo intero e che ne condiziona la vita, l’economia e la cultura.
    Seguirà, nel secondo capitolo, una prima descrizione del mondo cattolico e del magistero episcopale siciliano, come attuazione dei fermenti messi in circolo dal Concilio.
    La ricerca metterà in evidenza che attuare una vera rivoluzione culturale e di prassi è un processo lento e contraddittorio, che conosce alterne vicende e che ha bisogno di uomini coraggiosi e di tempi lunghi.
    Si farà notare che la conoscenza dei contenuti conciliari non porta subito ad un cambiamento di logica e di pastorale e che il cammino dei pastori non sempre è adeguato al passo del cammino del popolo di Dio.
    Il bisogno di una nuova identità ecclesiale e di una nuova presenza nella società siciliana ha permesso la nascita di diverse esperienze ecclesiali.
    La domanda con cui Paolo VI ha sollecitato i Padri conciliari - “Chiesa, cosa dici di te stessa?”5 - viene implicitamente riproposta, dalla società e dalle situazioni drammatiche che si vivono, ai vescovi siciliani e alle loro comunità diocesane.
    Il contesto politico, economico e legale pone interrogativi sul ruolo della Chiesa e sulla sua identità; sul rapporto tra ortodossia ed ortoprassi; sul ruolo del presbitero e sulle responsabilità del laicato cattolico.
    Il martirio di don Giuseppe Puglisi e le stragi attuate dalla mafia negli anni ’90 hanno scosso non solo la società civile ma anche la Chiesa che, sostenuta da Giovanni Paolo II, ha trovato un rinnovato coraggio per andare oltre la moralistica denuncia.
Perché l’ipotesi del “laboratorio ecclesiale” trovi ulteriore conferma, qualora ce ne fosse bisogno, il capitolo si conclude con la descrizione di alcune significative realtà che saranno indicate come “segni di speranza”.

    La seconda parte della ricerca, strutturata in tre capitoli, elaborando materiale in gran parte inedito, intende descrivere gli eventi intraecclesiali, che a partire dal postconcilio sono stati realizzati in Sicilia, e presentare i documenti magisteriali, pubblicati a firma congiunta di tutti i Pastori dell’Isola, che hanno contribuito al rinnovamento catechistico.
    Oltre ai contenuti dei documenti e ai contesti degli eventi, vengono esposti anche lo stile ed il metodo di lavoro: il convenire insieme di tutte le Chiese, il discutere in forma seminariale, la simulazione e la ricerca a partire dalla esperienza concreta; esperienze tutte, che hanno trovato nella formula “Una Presenza per Servire” l’espressione di sintesi.
    In un susseguirsi di proposte formative si esprimono i tentativi degli Uffici Catechistici Diocesani, coordinati da un Ufficio Regionale e della Segreteria Pastorale della Conferenza Episcopale Siciliana, di offrire l’opportunità di una riflessione sul processo di inculturazione della catechesi nel contesto siciliano.
    Il desiderio di comunione e di incarnazione in risposta ai tanti problemi presenti nell’Isola fa sognare un progetto pastorale regionale ed una catechesi capace di valorizzare la religiosità del popolo siciliano e di prendere le distanze con quanto non è in sintonia con il Vangelo.
    Sarà evidenziato lo stile “sinodale”, del “convenire”, in cui tutte le Chiese siciliane hanno scelto di lavorare per assimilare, nella loro vita concreta, i contenuti conciliari.
    Da tutta la ricerca si può cogliere la risposta delle Chiese che vivono in Sicilia alla richiesta di rinnovamento pastorale che il Concilio ha fatto alla Chiesa.
    Questo non significa che non vengono tenuti presenti tutti gli incontri formativi organizzati dalle Chiese locali o i numerosi Seminari di Studi promossi e realizzati dall’Ufficio Catechistico Regionale o dalla Commissione Presbiterale Regionale.
    Il capitolo terzo descrive che l’inizio del cammino conciliare che incarna lo spirito di rinnovamento catechistico è da individuare nella preparazione e pubblicazione del testo “Il Rinnovamento della catechesi”, a cui l’UCR ha partecipato in modo attivo sin dalla sua origine, promuovendo l’accoglienza e l’assimilazione dei contenuti.
    Alla piattaforma di rinnovamento segue la pubblicazione dei testi di catechismo per la vita cristiana; di grande rilievo è l’azione di presentazione dei singoli testi e la successiva verifica per l’approvazione definitiva.
    Una tappa che in Sicilia non può passare in secondo piano è la pubblicazione del documento regionale “La Pastorale catechistica in Sicilia” a dieci anni dal Documento di Base.
    Il testo della CESI è il punto d’arrivo di una verifica regionale sullo stato della catechesi, alla luce della vita pastorale delle singole Chiese e dei nuovi documenti che il magistero pontificio ha consegnato alla Chiesa.
    La verifica nazionale dei testi di catechismo CEI è una successiva occasione per mettere sotto osservazione sia la prassi in atto in Sicilia che i testi dati dai Vescovi italiani per la sperimentazione.
    Un’inchiesta capillare che ha coinvolto 16 delle 18 diocesi e che colloca la Chiesa siciliana alla ricerca di mete e di strumenti più adeguati alle sue necessità.
    La riconsegna del RdC, nel Convegno nazionale dei catechisti, è la nuova opportunità per la nascita di un dinamismo diocesano che coinvolge tutte le dimensioni della catechesi.
    Nell’analisi effettuata, un posto preminente, dopo la consultazione e l’accoglienza regionale del DB “Il Rinnovamento della Catechesi” e dei catechismi CEI, viene dato ai sette Bienni Estivi di formazione per gli animatori diocesani della catechesi, organizzati dall’UCR, il cui materiale è tutto inedito e ai quattro Convegni ecclesiali, organizzati dalla Segreteria Pastorale della CESI.
    Nel capitolo quarto, attraverso i convegni ecclesiali regionali, le Chiese di Sicilia, dopo il Concilio Vaticano II, sono state chiamate a riscoprire e a riformulare la propria identità, il proprio modo di essere presenti nel mondo siciliano, a servizio di un progetto di rinnovamento evangelico, più credibile e rispondente alle realtà locali.
    Sarà documentato che alla ricchezza del magistero e delle iniziative messe in campo non corrisponde sempre la prassi delle parrocchie e delle singole diocesi; si crea come un divario tra i raduni regionali, le iniziative diocesane e la vita quotidiana delle comunità ecclesiali; questo fa nascere, in alcuni, un certo malessere o disillusione che porta ad una forma di rifiuto di crescita e di ricerca e a una certa nostalgia del passato preconciliare.
    Sarà documentato che il sogno di vivere in una Chiesa che sappia far propri i dolori e le gioie, le speranze e i tormenti, che segnano la vita del Popolo di Dio che vive in Sicilia, non solo non è venuto meno, ma ha guidato l’opera instancabile dei Vescovi, dei presbiteri e degli operatori pastorali, che hanno avuto il dono di guidare e servire le diciotto Chiese locali.
    Si farà constatare, con una lettura analitica dei testi e degli eventi, che si tratta di un cammino ecclesiale regionale che s’impegna a comprendere ciò che i Padri conciliari hanno approvato in materia - anche se tra i documenti conciliari non c’è un documento specificamente catechistico6 - e a procedere in una linea di continuità e di approfondimento, in atteggiamento di fedeltà creativa.
    Il capitolo quinto risponde all’esigenza di documentare la creatività delle Chiese siciliane, ripercorrendo le tappe degli eventi e le tematiche che i vescovi hanno proposto come punti di approfondimento conciliare.
    Il Concilio Vaticano II sebbene non si sia occupato direttamente della catechesi, finì col rispondere a tutte le sue istanze; Paolo VI nella Assemblea Generale della CEI, del 25 giugno 1965, definisce il Concilio “Catechismo dei tempi nuovi”.
Tanti studi hanno preso in esame la genesi storica, pastorale, teologica del rinnovamento catechistico italiano;7 in questa ricerca non ci si inoltra nell’analisi, pur accennandola e tenendola costantemente presente; si cercherà, invece, in un primo momento, di offrire un’inquadratura contestuale, come una piattaforma iniziale, per poi, successivamente, rileggere criticamente il cammino regionale.
    Il Card. G. Saldarini nella relazione introduttiva al terzo convegno nazionale, quello di Palermo, definisce il percorso postconciliare italiano come un «cammino coerente, che fin dal primo convegno ha inteso procedere verso l’obiettivo della comunione non solo ecclesiale ma nazionale…».8
    I frutti di un movimento catechistico non sono da ricercare solo nella elaborazione dei testi di catechismo, ma, anche, nel mutamento di mentalità ecclesiale operato, nella diffusione di una sensibilità pastorale e nella maturazione di una consapevolezza vocazionale in operatori attenti alle indicazioni della Chiesa e alle complesse esigenze umane.9
    Il rinnovamento catechistico si colloca dentro un progetto pastorale globale, in armonia con le altre dimensioni dell’esperienza cristiana; aspetto che troverà il suo sviluppo quando nelle conclusioni gli orientamenti decennali della CEI saranno come la griglia di sintesi per tutta la ricerca.
    Ma non è ugualmente possibile cogliere lo spirito del rinnovamento catechistico in Sicilia se non si tiene presente lo spessore spirituale e culturale delle persone che la provvidenza ha posto a capo del coordinamento della catechesi regionale e diocesana.
    I Vescovi, i Direttori regionali10 e diocesani degli Uffici Catechistici, con la loro sensibilità ecclesiale e con la loro cultura, hanno dato un apporto non indifferente all’assimilazione del Concilio e allo sviluppo di tutta la vita pastorale.
    Questo significa, anche, che con l’avvicendarsi delle persone nelle responsabilità ecclesiali, sia diocesane che regionali, il cammino di rinnovamento catechistico ha subìto delle correzioni di rotta o delle battute di arresto.

    «La cultura dei siciliani, che ha dato vita ad una storia complessa ricca di aspetti molteplici e contraddittori, è permeata da valori, quali il senso religioso della vita, l’apertura al mistero, l’attaccamento alla famiglia, l’amicizia, l’ospitalità, la generosità […], che si coniugano con fenomeni a dir poco ambigui e negativi, quali il fatalismo, l’individualismo, lo spirito di rivalità e di violenza, l’attaccamento alla “roba”, atteggiamenti superstiziosi e magici […], si è confrontata con una Chiesa che, nel postconcilio, con alterne vicende, con remore e perplessità, ha fatto la scelta dell’evangelizzazione, come proposta credibile e percorribile di vita, da offrire a coloro che vogliono dirsi ed essere cristiani».11

    Legata al primato dell’evangelizzazione è la centralità della catechesi nella prassi pastorale; catechesi intesa come educazione alla fede, come cammino di adesione alla vita cristiana, come iniziazione nella prospettiva catecumenale.
    Non è sempre facile distinguere la totalità della pastorale ecclesiale, regionale e diocesana, dalla dimensione specificamente catechistica, in quanto nell’immediato postconcilio l’unico organismo ecclesiale che operava per l’assimilazione del rinnovamento conciliare era l’Ufficio Catechistico; tutti gli altri settori o ambiti della pastorale, sia a livello diocesano che regionale, come anche a livello nazionale, nasceranno in seguito, sotto la spinta dell’attività promossa dall’Ufficio Catechistico e con la successiva maturazione di una rinnovata coscienza ecclesiale.12
    In tale idea di catechesi, fortemente ancorata all’opzione prioritaria dell’evangelizzazione, viene tenuta presente, in ugual misura, la situazione culturale e religiosa in cui è collocata la società siciliana.
    Le iniziative realizzate dalle comunità cristiane siciliane, per evangelizzare il pensiero, la volontà, la sensibilità, lo stile di vita, le istituzioni e le organizzazioni sociali, sono il contenuto di tutta questa seconda parte.
    Questa lettura non va disgiunta dall’analisi socio-culturale fatta nella prima parte che, per molti versi, ne condiziona le tappe del cammino, ma anche lo sviluppo dei contenuti.
    Per rendere l’analisi più lineare e scorrevole, non si farà riferimento continuo a quanto già descritto, ma si invita a vedere le due dimensioni come le due facce della stessa realtà, per quanto, sovente, contrastanti e lontane.

    Nel capitolo conclusivo si intende focalizzare, come in un processo di inclusione, alla luce degli orientamenti pastorali della CEI, il rapporto di interazione che esiste tra il rinnovamento della totalità della vita pastorale e la prassi catechistica.13
    Il trentennio regionale sarà letto in relazione ai documenti che hanno caratterizzato la Chiesa italiana nei tre decenni: “Evangelizzazione e Sacramenti”, “Comunione e Comunità”, “Evangelizzazione e Testimonianza della Carità”; questi documenti hanno accompagnato la celebrazione di tre Convegni Ecclesiali Nazionali, con tre scelte di prospettive pastorali diverse e complementari: la scelta religiosa, la scelta ecclesiologica e la scelta culturale.14
    Gli anni ’70-’80 sono caratterizzati dal primo piano pastorale “Evangelizzazione e sacramenti” del 1973 e dalla pubblicazione della prima edizione del “Catechismo per la vita cristiana, per la consultazione e la sperimentazione”, ove già nel titolo si rivela il passaggio deciso che si vuole attuare.
    Negli anni ’80-’90, con il nuovo piano pastorale “Comunione e Comunità” del 1981, e la cosiddetta “verifica dei catechismi”, il primo Convegno nazionale dei catechisti con la riconsegna del DB, nuovi accenti vengono alla ribalta: la formazione dei catechisti, la catechesi degli adulti, la conferma del valore del progetto catechistico italiano nella sua globalità.
    Negli anni ’90, proiettati sin dall’inizio nella prospettiva giubilare di fine millennio, con la riconsegna dei testi di catechismo, come libro della fede, viene rafforzata la consapevolezza del bisogno di un’evangelizzazione totale, a partire dal primo annuncio; si fa invito a recuperare il valore dell’iniziazione cristiana e della metodologia del catecumenato; si propone come necessaria e nuova mediazione, in continuità con quanto già denunciato al n. 20 della Evangelii Nuntiandi15, il “Progetto culturale orientato in senso cristiano”.
    La preoccupazione che accompagna tutti gli elementi della ricerca è quella di far cogliere il nesso e lo sviluppo esistenti tra cammino regionale e cammino nazionale, tra convegni ecclesiali regionali e convegni ecclesiali nazionali, tra i documenti dell’episcopato siculo e i documenti della CEI.
    La ricerca sarà una ulteriore testimonianza che il passaggio conciliare anche in Sicilia, come in tutta la Chiesa, conosce lentezze, fraintendimenti, soste, avversioni; ma anche accoglienza nella fede e quindi sfida e ricerca di un nuovo e faticoso modo di essere presenti nel territorio.
    La ricerca, evidenziando criticamente tutte le dimensioni catechistiche del periodo storico che intercorre tra il Concilio ed il Giubileo, si pone la finalità di mostrare il travaglio con cui lo Spirito, utilizzando gli uomini che si sono resi disponibili, realizza nella storia siciliana la costruzione del Regno di Dio.
    Una storia mai pienamente compiuta, sempre da leggere come l’incontro tra due misteri, quello di Dio e quello degli uomini, i cui risultati sono da accogliere come doni che provengono dallo Spirito, unico vero protagonista della Chiesa che vive nel tempo.


 
il 18-01-2011 alle 12:55:47 2020 © Chiese di Sicilia - credits